Il 4 e il 9 gennaio 2016, a Grottammare prima e a Macerata poi, hanno preso il via gli incontri dell'Osservatorio di Genere: tanti appuntamenti che si susseguiranno fino a dicembre 2016 e che toccheranno molte delle tematiche care alla nostra associazione.

 

Ad inaugurare il calendario OdG 2016 è stata la presentazione di Spregiudicate, opera prima di Adriana Schepis, edita da Imprimatur.
Due presentazioni, una organizzata in collaborazione con l'associazione Blowup e patrocinata dal Comune di Grottammare e l'altra in collaborazione con la Bottega del Libro e patrocinata dal Comune di Macerata, molto partecipate durante le quali l'autrice ha potuto presentare il suo lavoro discutendone rispettivamente insieme alla sottoscritta, Silvia Casilio (Osservatorio di Genere), e a Michela Meschini (Università di Macerata).

 

Le Spregiudicate protagoniste del libro sono 11 donne che in epoche diverse fecero parlare di sé e riuscirono, ognuna a suo modo, a parlare e ad esprimere sé stesse e il proprio modo di vivere e di intendere la vita. Cleopatra, che fece innamorare di se due degli uomini più potenti del suo tempo, la cortigiana Veronica Franco, Ninon de L'Enclos con il suo salotto pieno di letterati e intellettuali, la scienziata e divulgatrice scientifica Émilie du Châtelet, Lady Emma Hamilton, la Contessa di Castiglione “la vulva d'oro del nostro Risorgimento” come la definì Urbano Rattazzi, la Bella Otero, l'attrice e cantante Lina Cavalieri, Wallis Simpson, duchessa di Windsor con simpatie filonaziste, l'enigmatica Marlene Dietrich, la tormenta Frida Kalo: queste le vite che si rincorrono in questo piccolo e prezioso libro scritto da Adriana Schepis con uno stile al tempo stesso delicato e spiritoso, ironico e attento.

 

Con il piglio tipico dello scrittore navigato, l'autrice si prende cura delle vite di queste donne con ricerche approfondite e con una scrittura, che Michela Meschini ha definito “matura e saggia”, le mette a disposizione del lettore. Il risultato che l'autrice ottiene è duplice: da una parte accende i riflettori su donne che vollero essere libere e occupare un posto nella storia, pagando per questo un prezzo altissimo, dall'altra incuriosisce il lettore, lo prende per mano, lo immerge nelle esistenze complesse, mai banali, assolutamente non scontate di queste donne e lo spinge a saperne di più, ad approfondire le loro storie e a ricostruire il contesto in cui le loro vite si dispiegarono, a volte si incrociarono e molto spesso si conclusero tragicamente.

 

Tutte le “spregiudicate” che affollano le pagine di questo volume affermarono, per dirla con le parole di Manuela Salvi, autrice di Nei panni di Zaf, il loro diritto all'imperfezione: le donne di cui Adriana Schepis ci parla furono donne complesse, che commisero molti errori, a volte tragici errori, ma che rifiutarono più o meno consapevolmente il ruolo di vittime, un ruolo che da sempre la società, le convenzioni, i pregiudizi, il senso comune cuciono addosso alle donne. Con le loro vite, tutte le “spregiudicate” contribuirono a decostruire lo stereotipo del maschio dominatore rivendicando il loro diritto ad essere protagoniste della propria vita, nel bene e nel male. Infatti, tutte, da Cleopatra a Frida, furono “spregiudicate” più che per il numero dei loro amanti, più che per le relazioni pericolose che riuscirono a gestire a volte in contemporanea volteggiando come acrobate da un letto all'altro, perché furono donne “libere”: i pregiudizi tipici delle epoche in cui vissero le sfiorarono ma non condizionarono il loro agire, le tradizioni e i tabù che le volevano timorose e timorate chiuse tra le mura domestiche non influenzarono le loro scelte anzi a volte se ne servirono per raggiungere i propri scopi senza curarsi del dolore che potevano provocare. Emblematico in questo senso l'atteggiamento “spregiudicato” che alcune di queste donne ebbero nei confronti della maternità: in molte di loro la nascita di un figlio non fu una scelta consapevole, in altre fu percepita come un evento limitante e castrante, in altre ancora si tradusse in un rifiuto netto per poter affermare se stesse e la propria individualità. Il figlio di Ninon de L'Enclos, cresciuto da quello che si pensava fosse il padre (pp. 31-32), si innamora follemente di sua madre e si suicida quando scopre che l'oggetto dei suoi desideri altri non è che la donna che lo ha partorito (p. 34). Giorgio, il figlio della contessa di Castiglione, è costretto a posare insieme alla madre, genitrice negligente e gelida, nei set fotografici che la contessa allestisce nella sua dimora (p. 64). Maria, la figlia di Marlene Dietrich, racconta di essere abituata alle sparizioni della madre e fa sorridere la sua gelosia nei confronti dei suoi amanti (p. 104). Atto rivoluzionario da una parte, quindi, ma anche doloroso sacrificio dall'altro, elementi questi che contribuiscono a rendere ancora più affascinanti queste donne anche quando suscitano sentimenti di sana antipatia come nel caso di Wallis Simpson, piccola arrampicatrice sociale che dalla provincia americana riesce quasi a diventare regina di Inghilterra.

 

Per chiudere questo breve resoconto, che sicuramente non restituisce in modo esaustivo i molti temi toccati durante le due presentazioni e gli stimoli che ne sono scaturiti, ci affidiamo alle parole che il padre di Ninon de L'Enclos le rivolge sul letto di morte: “Figlia mia sii scrupolosa non sul numero, ma sulla scelta dei piaceri” (p. 28): leggere questo piccolo ed intelligente libro di Adriana Schepis è un piacere ed è stato un piacere per l'Osservatorio di Genere iniziare il 2016 presentando un libro che parla di donne “libere” scritto da una donna intelligente, che "ama scrivere a matita, bere buon caffè e camminare".

 

Silvia Casilio

 

Ricordiamo che il prossimo appuntamento in calendario è il laboratorio di creatività per insegnanti e studenti  con Francesco Filippi (Studio Mistral) "Mani Rosse".

 

E' aperta la campagna di tesseramento 2016: sostieni l'OdG! Per info: http://www.osservatoriodigenere.com/contatti/tessaramento.html

 

Foto di Simona Muscolini