L’unica eccezione alla ripetibilità della sua settimana è il mercoledì. Il mercoledì è il giorno in cui Eleanor riceve la chiamata di sua madre dal carcere. È la giornata in cui il passato le ritorna più vicino, le parla dalla cornetta e le cicatrici tornano a fare più male e sebbene la madre eserciti su di lei ancora un controllo ossessivo e destabilizzante, Eleanor può chiudere la chiamata e tornare a galleggiare.
Ma questo è il momento giusto: Gail Honeyman ci apre una finestra nella corsa di Eleanor e ci consente di partecipare dell’epifania della sua vita. Il sistema incastrato e perfetto della sua esistenza comincia a dare i primi segni di cedimento, inizia la crisi, sofferta e perfetta: Eleanor si inventa un amore, un amore impossibile.
E quando si imbatte nell’inconsistenza e nel fallimento di questo sogno d’amore comprende definitivamente, e da sola, che è necessario affrontare i fantasmi del passato, ripercorrere il solco della sua cicatrice anziché cercare di nasconderla, perché affondare è meno faticoso e più salutare che mantenersi a galla.
La storia di Eleanor è una storia di empowerment ed è la storia di una donna qualunque, come tante, non è straordinaria e non è eccellente.
Questo rende Eleanor Oliphant sta benissimo un romanzo femminista, perché la storia è quella di una donna come tante, di una solitudine come quella di tante altre e di un passato come quello di altre.
In un momento in cui la nostra editoria si riempie, a ragion veduta, di enciclopedie e plutarchi che narrano straordinari esempi di donne alle giovani generazioni, anche la storia di Eleanor è necessaria.
Non è indispensabile essere donne ricche o eccellenti per essere degne quanto gli uomini di essere raccontate. Eppure la sua storia non è neanche quella di Bridget Jones, Cenerentola del 2000, salvata sul portone, sotto la neve, dal principe Mark.
Eleanor Oliphant si salva da sola!
È una donna qualunque, protagonista esclusiva del suo percorso di consapevolezza e di salvezza, e perciò vera eroina moderna, capace di vivere la solitudine, e riscattare il suo dolore senza “diventare qualcuno”.
Un esempio estremo di verità e di per sé già estremamente al di là di ogni conformismo sociale femminile: osserva gli altri dal suo personale punto di vista senza prestare il fianco alle convenzioni del suo genere.
Eleanor si racconta in prima persona, è testimone della sua solitudine, e in prima persona si assume la responsabilità di riconoscere e comprendere il suo TRAUMA e prendersi la responsabilità di farvi fronte.
Dal mio punto di vista: a fare la fortuna di questo libro non sono i numeri del suo successo ma la capacità della sua autrice di poggiare la penna attorno a una storia contemporanea, vera e condivisibile, resa in modo tale che anche la storia di una donna qualunque di oggi possa essere raccontata in tutta la sua eroica quotidianità.
