Nelle Heroides di Ovidio le eroine del mito si rivolgevano con devozione, struggimento e dolore ai loro mariti e compagni lontani, fuori, nel mondo, intenti a dimostrare la loro virtù con imprese nobili e importanti, impegnati in guerra o sfidando i limiti della specie umana.

Le epistole ovidiane assumono la forma di litanie e lamenti domestici di donne abbandonate, tradite o ingannate dall’uomo che invece vive, agisce e modifica il mondo.

Le nuove eroidi copertina

Questa è una delle grandi differenze sulle quali il femminismo ha incentrato per anni, studio e ricerca.

Simone de Beauvoir nel suo il Secondo sesso scriveva della donna radicata al suo focolare domestico, che finisce per amare nell’ossessione, perché quello è l’unico angolo di mondo sulla quale le è concesso di avere presa.

Ulisse sfida le colonne d’Ercole e il Ciclope, Penelope a casa lo aspetta tessendo la sua tela.

La mitologia ci offre storie intense e universali, sospese nell’eternità ma nella quale le donne non hanno consapevolezza né potere sul proprio universo.

Le nuove Eroidi, sovvertono questa legge, cambiano il mito e diventano protagoniste della loro narrazione e quindi artefici del proprio destino.

È l’altra versione dei fatti, quella delle donne: di Medea, di Fedra, di Elena, Penelope e le altre. La versione che il mito non racconta e non vede.

Significativo è che a dar voce a queste donne siano altre donne.

Michela Murgia con la versione di Elena, Valeria Parrella con quella di Didone, Antonella Lattanzi con quella di Fedra e Teresa Ciabatti con quella di Medea e di seguito tutte le altre versioni.

Ogni penna racconta il punto di vista di una delle otto eroine, e il mito di ognuna, trasportato nella tragedia del mondo contemporaneo ci restituisce comunque l’universalità dei temi della mitologia, una mitologia dell’oggi e della quotidianità.

Così Ero affronta un viaggio disperato nel Mediterraneo e Penelope è una cuoca nella nave di una Ong; Fedra è nell’aula di un tribunale e Laodamia è impegnata in una chat erotica col suo amante.

In questa antologia la mitologia non è nient’altro che se stessa: la narrazione delle piccole e grandi tragedie umane, reinterpretate nella nostra quotidianità e non al tempo degli dei dell’Olimpo, ma a riprendersi il diritto di agire sono le donne.

Le donne che fanno la loro storia e quella di tutte le altre, quelle che l’hanno già fatta, quelle che la faranno: per l’otto marzo che è stato e per quello che sarà LOTTO MARZO…E SEMPRE!

 

Silvia Saccoccia