L’ architettrice è l’ultimo romanzo di Melania Mazzucco, edito a novembre 2019 da Einaudi.

Un anno dopo, a novembre 2020, l’Architettrice ha aggiunto ai diversi riconoscimenti e ai premi ottenuti, anche quello di “Iodonna, Eroine di oggi”, concorso giunto alla seconda edizione, che intende valorizzare i personaggi femminili che possano ispirare e essere presi come modello.

È stato proprio questo che ha spinto noi dell’Osservatorio di Genere a dedicare una recensione a quest’opera, che avevamo già apprezzato per averci fatto conoscere la storia di quella che potremmo oggi definire un’antesignana della lotta per i diritti delle donne.

Melania Mazzucco ha raccontato la vita di Plautilla Bricci, realmente esistita, pittrice e “architettrice” come lei stessa si definiva, realizzando un romanzo denso e coinvolgente, frutto del connubio tra fatti storici e fantasia.

 

Un romanzo che potremmo sicuramente definire “neofemminista”, nel quale questa artista misconosciuta della Roma seicentesca passa dalla pittura all’architettura, attraversando un periodo storico ricco di avvenimenti e incrociando nel suo cammino personaggi di rilievo nel mondo della politica, della cultura, dell’arte.

L’autrice costruisce la sua narrazione sulla base di fonti biografiche, seppur minime, mescolandole alla macrostoria e restituendo una narrazione che si alterna su due piani temporali diversi in modo molto armonico.

Plautilla fu la prima donna a cui fu assegnato l’incarico del progetto architettonico e della realizzazione di un lavoro da sempre riservato agli uomini: fu lei infatti a dare vita all’eclettica e visionaria Villa Benedetta, sul Monte Gianicolo, conosciuta da tutti come “Il Vascello”, distrutta poi duecento anni dopo, all’epoca della Repubblica Romana.

Una realizzazione che rappresenta il riscatto di una vita intera, fatta di impegno e scelte segnanti, come quella di dedicarsi alla carriera a scapito della famiglia, ma anche di attese, di perseveranza, di determinazione.

Quasi un’epifania della condizione femminile moderna, o forse un paradigma che affonda le sue radici molto a fondo, estendendosi nei secoli e attraversando le epoche.

Plautilla Briccia fu la prima architettrice della storia moderna, ma di lei finora quasi nessuno sapeva nulla.

Il grande lavoro di documentazione effettuato dall’autrice ha svelato un personaggio davvero esemplare, precursore dei tempi, capace di gesta impensabili a quei tempi per una donna.

Una vita passata tra gli uomini, con cui si è confrontata e ha silenziosamente rivaleggiato, da cui è stata giudicata, criticata, ma anche tacitamente ammirata e a volte anche incoraggiata, spesso celandosi, temporeggiando in attesa del momento e dell’occasione più opportuni, ma senza mai rinunciare alle proprie ambizioni. 

Plautilla ci permette anche di osservare, con sguardo estremamente crudo e realistico, la condizione femminile dell’epoca, soffocata dalla morale, dalle infinite gravidanze che devastavano il corpo e l’animo, dalla morte dei figli, dal convento, dalla soppressione dei desideri, dal soffocamento delle aspirazioni.

 

architettrice

 

L’autrice approfondisce molti dettagli, indugiando su particolari che rendono la trama ricca di significati.

Una narrazione che forse stenta un po’ a partire nelle prime pagine, ma che poi non manca di coinvolgere e appassionare, lasciando alla fine il classico senso di vuoto di quando si chiude un romanzo davvero appassionante, che contribuisce a restituire visibilità e merito ad una grande artista realmente esistita ed ingiustamente dimenticata.

 

Silvia Alessandrini Calisti