Ferite a morte di Serena Dandini e Maura Misiti è il libro pubblicato nel 2013, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale scritto dalla stessa Dandini e rappresentato nei teatri di tutta Italia fra il 2013 e il 2014.

Il libro è una sorta di Antologia di Spoon River tutta al femminile, Dandini fa parlare coloro che non possono più parlare: le vittime, le donne!

La sua scrittura dà una voce a coloro che non ce l’hanno più e che forse non l’hanno avuta neanche in vita, o forse ancora che proprio perché hanno osato non stare zitte, sono state uccise.

Le loro storie sono brevi, monologhi essenziali e concentrati nell’ultimo atto della loro esistenza. I loro racconti sono atroci e anche amaramente ironici. Sono mogli, ex mogli, fidanzate ed ex fidanzate, figlie, sorelle… I loro sono delitti annunciati.

Sono femminicidi.

È importante parlare di questo libro in questo momento, è importante leggerlo in questi giorni densi di cronaca e di titoli sul femminicidio, quello di Elisa Pomarelli, avvenuto a Piacenza.

 

ferite a morte serena dandini

Cronache e titoli sempre troppo spesso beceri e indegni nei quali ancora la responsabilità del reato viene giustificata, spostata, deviata; in cui non si usano i termini giusti a nominare le cose; dove chi uccide diventa buono e chi muore, muore una seconda volta.

Dove i telegiornali parlano ancora di unicorni come il «raptus» e dove il voyeurismo ossessivo dei salotti televisivi sviscera la vicenda come se si trattasse di una soap opera d’amore.

Le parole delle donne di Ferite a morte, zittiscono questo inchiostro, spengono le bocche e le televisioni: sono loro a parlare di sé, a parlare di chi le ha uccise e di chi conoscono.

È la loro versione dei fatti. Quella vera, quella giusta. Tornano a rendersi giustizia, una giustizia che i giornali e i tribunali non concedono quasi mai!E lo fanno con disperazione, amara rassegnazione o ironia, ma anche con forza, quella forza che alle vittime viene sempre troppo spesso disconosciuta.

È questo il merito acuto di questo libro, che si annuncia sin dal titolo, “Ferite a morte” e non “Amore criminale” e non “Delitto passionale”.

Le morti di questo libro raccontano la verità del femminicidio: nella maggioranza dei casi, un delitto annunciato, il culmine del «continuum della violenza» e non un gesto isolato, una fatalità.

L’altro grande merito di questo libro è la parte curata da Maura Misiti, ricercatrice del CNR: uno sguardo sui dati, sulla dimensione da genocidio che riguarda il fenomeno.

Perché di questo è importante rendersi conto, di quanto grande, di quanto epidemico e trasversale sia il femminicidio. Le vittime sono italiane e straniere, di ogni classe sociale, di ogni religione e status, di ogni orientamento sessuale.

E anche tacere sui dati che riguardano il femminicidio è un modo per occultare e minimizzare la violenza contro le donne.

«Noi caschiamo in silenzio una dopo l’altra come le foglie i primi giorni d’autunno, poi veniamo spazzate via dal vento e nessuno si ricorda di noi»

Invito tutte e tutti a leggere questo libro, entrando dalla giusta porta, dalla giusta prospettiva, quella di chi non può più parlare di sé e per sé, concedendosi di valutare criticamente il prossimo titolo di giornale e assumendo il giusto punto di vista in una kermesse di articoli e autorevoli opinioni per i quali si fatica a credere che la colpa sia ancora di una mancata o insufficiente formazione al linguaggio di genere.

Silvia Saccoccia