Di sera è la nuova rubrica dell'Osservatorio di Genere, curata da Silvia Saccoccia.

Per secoli le donne sono state rumore di sottofondo e la loro soggettività è stata masticata e nascosta dietro e attraverso le parole e le opere dei “grandi scrittori”. Per questo motivo quando per la prima volta, nel Settecento, la donna comincia a scrivere e a parlare di sé e per sé  la sua voce è prima di tutto straordinaria, eccezionale e trasgressiva.

La donna che scrive è una rivoluzionaria. Prendendo letteralmente in mano la sua penna e dando forma scritta ai suoi pensieri, compie un primo e grande atto sovversivo: si sottrae al discorso e alla descrizione maschile. Afferma la sua soggettività e il suo ruolo di scrittrice; seppur inconsapevolmente all'inizio, compie un primo e importante gesto politico.

 

Quelle che una grande studiosa di letteratura femminile, come Elisabetta Rasy, definisce le “madri storiche” della letteratura, Jane Eyre e le sorelle Bronte, producono, attraverso le loro opere, un femminismo inconsapevole.

Iniziarono a scrivere in un momento in cui il dibattito sulla condizione femminile cominciava a produrre i primi risvolti politici: la dichiarazione dei diritti delle donne  di Olympe de Gouges e La rivendicazione dei diritti delle donne di Mary Wollstonecraft.

Tuttavia il loro punto di vista sulla condizione della donna era ancora acerbo, poco consapevole.

Sulla scia di questo loro esempio però, si è venuta formando e trasformando tanta letteratura femminile  e femminista; cambiando gli eventi e le istanze dei secoli, le scrittrici hanno costruito e raccontato la storia delle donne, scrivendo, prima di tutto, la loro personale storia.

DiSera

Il rapporto fra la vita e la letteratura caratterizza gran parte della narrativa in generale ma trova la sua più concreta ed efficace manifestazione nella letteratura delle scrittrici. Sono diari, lettere e autobiografie le prime opere scritte da donne, a testimoniare l'esigenza e l'urgenza di dire prima di tutto: Io sono!

Le scrittrici sono state eroine in un tempo in cui alle donne era proibito avere una voce, un pensiero e una storia e ancora oggi nei tomi e nelle antologie la loro esperienza è spesso relegata in appendici, inserti speciali. “la letteratura femminile” è sempre a parte e su poche e rare pagine.

Questo dimostra che la lotta all'uguaglianza, anche in questo senso, è ancora dura e piena di stereotipi.

Quando si cerca la narrativa delle donne sembra di dover cercare sempre a fondo, sotto tanta polvere e fra mille voci di uomini, ma quando finalmente quelle pagine così rare vengono alla luce, sotto i nostri occhi, la scoperta e la sorpresa sono quelle di un miracolo.

Pensiamo a una donna, di inizio Settecento, costretta a nascondere i suoi fogli sotto la carta assorbente, così come faceva Jane Austen, a poggiare la penna al cigolare della porta che annuncia l'ingresso del padre nella stanza.

Così come lei, tante altre, nei secoli, hanno represso l'irrefrenabile impulso della scrittura, eppure, alla fine, hanno scritto! Cos'è questo se non un incredibile atto di passione, sopravvivenza e  affermazione?

Questa rubrica è femminista, di letteratura, delle donne per le donne: perché le figlie possano rileggere le madri, perché la voce delle madri possa tornare a vivere sotto gli occhi delle figlie.

 

Silvia Saccoccia